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Mag. '16 - ETNA MTB STAGE ALTURA A&G dal 6 all'11 agosto PDF Stampa E-mail

           

FERIE D'AGOSTO & SPORT...

Preparatevi insieme a noi per la seconda parte di stagione agonisica 2016 a quota 2.000 metri. Venite a vedere cosa mangiano e come si allenano i corridori Pro negli ultimi prima delle gare. Come sono i massaggi che fanno: profondi o leggeri? E cosa vuol dire fare una ricognizione del percorso? Cosa vuol dire fare “la sgambata” pre-gara, a che ritmo si fa? Come trovano i campioni la concentrazione mentale?  Ecco che con questo mini-stage di sei giorni abbiamo pensato di rispondere a tutti questi quesiti ed offrirvi la possibilità di vivere come i campioni le vostre ferie ferragostane.

Noi di A&G Sporting siamo stati i primi, già dal 2006 a comprendere le potenzialità del grande Vulcano, il più alto d'Europa. E così proprio quest'anno festeggeremo il decennale degli STAGE in ALTURA sul VULCANO ETNA dal 6 all'11 agosto.

     

Luogo di ritrovo oramai tradizionale il nostro CENTRO DI ALLENAMENTO IN ALTURA sul Vulcano Etna, ossia il RIFUGIO SAPIENZA e il versante SUD del Vulcano Etna.

Perché proprio lassù? Ma perché potremo gustare contemporaneamente il fresco e i benefici della quota 2.000 metri nel pieno dell'incantevole estate siciliana.

Questo il programma: 

SABATO 6 agosto mattina: primi arrivi nella struttura ricettiva in quota e sistemazioni in camera con prima sgambata di conoscenza del territorio (3 ore di bici circa).

DOMENICA 7 agosto: partecipazione alla manifestazione MONSIEUR 4.000 brevetto randonneur per scalatori ove potremo scalare in sicurezza tutti i versanti del Vulcano. Qui le info sulla prova:
http://www.siciliainbici.it/monsieur-4000/

                                      

i meno allenati potranno scegliere anche i dislivelli da 2.000 o da 3.000 mt.

 

In alternativa, per chi preferisce allenarsi in MTB, vi sarà la possibilità di provare con accompagnatore Maestro di Mtb il percorso della prima tappa della ETNA MARATHON TOUR  che andrà in scena a settembre 2016 http://www.etnamarathontour.it/

                            

 

LUNEDI’ 8 agosto: Giornata di scalata al Cratere Centrale in MTB (prologo dell'ETNA MARATHON TOUR)

Ore 10 partenza dal Piazzale per l’allenamento-ricognizione AL CRATERE CENTRALE quota 3.000mt (a Vulcano piacendo...) con discesa ad Etna Nord

25 km in totale: 12,5 km di salita e 12,5 di discesa! 

Per capire quale itinerario fantastico ci aspetta, cliccate su questa traccia Garmin del nostro amico Massimo e seguitela sino al km 12.

- Dopocena con CONFERENZA su ALLENAMENTO E ALIMENTAZIONE per le GRANFONDO con Paolo Alberati

      

            Salita al Cratere Centrale (quota 3.340 mt)...  

 

MARTEDI' 9 agosto: Giornata relax con discesa al MARE in bici, bagno e rientro a quota 2.000mt


MERCOLEDì 10 agosto:

Al mattino presto risveglio muscolare (a stomaco vuoto) di 30’ su rulli o pedalata libera

(ma in compagnia!) all’aperto.

A seguire colazione e quindi TRAINING SPECIFICO A&G (4 ore circa)

GIOVEDI' 11 agosto: Giornata training FONDO LUNGO (5 ore circa)


    

Il bordo del CRATERE CENTRALE...           e una panoramica satellitare della SICILIA

 

              

INFO TECNICHE: L'hotel Rifugio Sapienza è stato teatro nel maggio 2011 dell'arrivo dell'ottava tappa del Giro d'Italia, quella stravinta dal fuoriclasse spagnolo Alberto Contador: noi quel giorno c'eravamo con lo Stage 2011!

                 

                             

                 Contador vince sull'Etna al Giro 2011       

Guarda qui le foto dello STAGE A&G a partire dal 2011-2012 e anni seguenti...

Il costo giornaliero dello stage tutto compreso (in trattamento di mezza pensione + PASTO post allenamento offerto da ENERVIT) è di 65 euro: è libera la scelta di partecipare a tutto lo stage o due o più giorni. Necessario però prenotarsi per tempo, il Rifugio ci ha potuto riservare non più di 6 camere perchè in quel periodo molti saranno i ciclisti sul Vulcano. Vi è possibilità, per chi lo desidera, di richiedere di prolungare la permanenza sino a FERRAGOSTO.

nel prezzo è compreso:

- trattamento in mezza pensione (colazione e cena "da corridori": abbondanti e sane, preparate dallo chef dei campioni Domenico) + PASTO POST ALLENAMENTO offerto da ENERVIT

                                               

- utilizzo della Rotopress e Rulli Powertap presso l'Hotel riservata agli atleti A&G

- allenamenti guidati con l'assistenza di Paolo Alberati

- prezzo convenzionato di risalita presso la Funivia dell'Etna

- E' necessario ABBIGLIAMENTO ESTIVO E INVERNALE, il tempo in alta montagna è notevolmente variabile.

- E' consigliato l'utilizzo della BICI DA STRADA, per chi ha disponibilità portate anche la MTB, altrimenti provvederemo noi a fornirvi del mezzo per la scalata al Cratere Centrale.

 

Per info e prenotazioni: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

              

            

 

 

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Mar.'16 - BIKE TEST #FrmAnakinFull LA BICI CHE NON T'ASPETTI PDF Stampa E-mail

Che a fine febbraio 2016 avrei partecipato ad una manifestazione sportiva importante, così da regalarmi anche una vacanza, non c'era dubbio.

L'alternativa era tra l'IRONMAN 70.3 di Dubai oppure... Oppure una vera alternativa sinceramente non c'era, ma l'istinto agonistico e il caso l'ha fatta materializzare in un'aventura fantastica in Mtb nei sentieri della #ANDALUCIABIKERACE gara a tappe a coppie articolata su 6 frazioni belle toste, a fine febbraio nel sud della Spagna, ossia in Andalucia.

La sorpresa vera è sato però il mezzo tecnico con cui l'ho affrontata, una FRM FULL ANAKIN in carbonio, bici che si è rivelata davvero una sorpresa strepitosa.

             

L'ANDALUCIA BIKE RACE e L'IDEA FRM...

La formula, come detto, prevedeva la partecipazione a coppie: ossia la classifica veniva stilata non sull'ordine d'arrivo del singolo corridore, ma bensì sul piazzamento della coppia di corridori iscritti insieme come compagni di squadra, squadra che poteva venirsi a creare anche proprio in occasione di questa manifestazione e allo scopo di partecipare alla stessa.

E siccome come compagno di team si era deciso di andare insieme con Giovanni Chiaiese atleta Elite del team FRM, ecco che il team Manager della FRM (e amico) Mirko Pirazzoli mi ha lanciato subito la proposta: <tu ci presti le tue gambe, corri con una nostra bici e noi ti diamo tutta l'assistenza necessaria in loco per vivere una settimana da corridore senza altri pensieri se non quello di pedalare>.

Affare fatto (!) mi son detto. E i patti prevedevano di scegliere una bici tra quelle offerte dalla Azienda FRM. E io, curioso e temerario, ho scelto il top: la FULL ANAKIN.

Chiudiamo qui con due righe l'aspetto "agonistico" della prova andalusa: ci siamo divertiti e siamo andati forte, fin quando Giovanni ha dovuto alzare bandiera biancha abbattuto da un potente virus gastroenterico che lo ha messo KO dopo la quarta tappa. Ma il sottoscritto che ha potuto portare a termine tutte e sei le tappe si è goduto una esperienza indimenticabile, sia sul lato sportivo che umano, rimanendo sbalordito dalle caratteristiche di questa bici che si può dire ho messo sotto il sedere per la prima volta il giorno prima della partenza della gara.

 

Il mezzo: la FRM ANAKIN FULL

La bici da me usata era prima appartenuta a Iron TIbi (Andrea TIberi) per poi passare nelle mani del Campione Italiano Denis Fumarola, che con questa bici ha vinto appunto il titolo italiano XC del 2015. Insomma una bici abituata molto bene... e che l'Azienda prima di consegnarmi ha ben revisionato e messa a puntino. A me è bastato allungare l'attacco manubrio da 9 a 10 mm e poi praticamente da subito mi sono sentito a casa. E a quel punto ho fatto di tutto per non fargli rimpiangere i due cavalieri precedenti ;-)

Da sempre, lo confesso, sono stato scettico sull'uso delle bici Full, non per partito preso, ma perché in passato ne avevo provate almeno tre, delle migliori e più conosciute marche in commercio, ma nessuna delle tre mi era sembrata migliore della mia front 29 pollici: più "lente" e pesanti in salita, non assolutamente più veloci in discesa rispetto  alla mia front del cuore.

                        

Questa FRM invece mi ha sorpreso, anzi folgorato dopo aver pedalato i primi 40 metri di asfalto in salita: <questa bici in salita è più scattante della mia bici da strada!> mi son detto. Ma come cavolo era possibile che questo intreccio di tubi in carbonio, nato per ammortizzare le sconnessioni del terreno, potesse essere così rigido e reattivo? 

Sinceramente non lo so, non me lo sono ancora spiegato, ma questo era il primo dato di fatto che per me già non era poco: avevo sotto al culo una bici di altissime prestazioni ove a me premeva di più: la salita.

Andava però provata anche nel suo pezzo forte, lo sconnesso tecnico, sia in discesa che in salita, perché lì mi avevano detto che avrei <capito la differenza tra un carbonio fatto in Italia su specifiche tecniche e quello cinese diffuso nel commercio mondiale>.

Ed in effetti... ho capito bene la differenza: abissale.

Credetemi sulla parola, se non lo farete non importa, né a me né a voi ne viene nulla: non ho contratti di sponsorizzazione con la FRM, non debbo ingraziarmi nessuno, al contrario non debbo sminuire nessun competitor di questo mezzo, ma sinceramente amo trasmettere l'entusiasmo che io ho provato (e che provo ancora oggi, finché questa bici non mi toccherà restituirla ai legittimi proprietari :-( ) nell'usare questo fantastico mezzo dell'ingegneria costruttiva italiana. Sì, lo ammetto, in parte sono anche orgoglioso che l'Italia, la nostra nazione, sia in grado di costruire ed esportare nel mondo un oggetto così preciso e, fatemelo dire, anche bello!

 

LE DIFFERENZE...

Dicevamo delle differenze, cos'ha insomma in più questa bici?

Innanzitutto, per completezza d'analisi, debbo aggiungere che insieme al cabronio sicuramente ben intrecciato e ad una geometria molto azzeccata, è il mix di elementi racchiusi in questo mezzo che mi ha sorpreso nella resa finale.

Le ruote con cerchi i30 (canale interno da 30 millimetri); i perni passanti davanti e dietro; la forcella anteriore e l'ammortizzatore sapientemente tarati dalla Casa Madre (e so che dentro c'è lo zampino geniale del mio amico Alessio Seri); il manubrio in fibra. Poi le mie gomme preferite da 2.2 pollici; la guarnitura QUARQ XX, le mie manopole preferite della Ergon... Insomma un mosaico di pezzi così ben assemblati che mi hanno fatto pedalare per sei giorni di fila, su dislivelli importanti, contro avversari fortissimi, con il massimo confort e... senza una foratura, una rottura, una sola misera ed unica difficoltà di gestione del mezzo!

                  

La differenza è stata che diversamente dal mio solito, non ho mai rischiato di cadere e.. non somo mai caduto.

Più volte, saltando sopra pietre altissime, trovandomi lungo di traiettoria, arrivando troppo veloce in punti tecnici... ho avuto i brividi al collo, quelli che ti prendono prima di cadere. Insomma abitualmente in quelle condizioni con la mia bici front mi sarei accappottato (per dirla in italiano) ed invece niente! 

La Anakin è una bici che ti "perdona" tanto e questo perdonarmi a me ha salvato la pellaccia più volte.

 Poi la grande capacità di copiare il terreno, data certamente dall'egregio lavoro di squadra telaio-ammortizzatore-forcella-cerchi mi ha consentito tappa dopo tappa di risparmiare energie nervose, di arrivare meno stanco, di essere più rilassato muscolarmente. Nella singola gara, nelle tappe ripetute, questa è una differenza non da poco.

Infine la GUIDABILITA': questa è una bici che è stata disegnata bene: essere veloci e stabili sul rettilineo ma allo stesso tempo molto maneggevoli sui tornati stretti significa avere grande poliedricità: e questa bici questa dote ce l'ha di diritto. Sorprendete davvero il mix di qualità: prima, quando me lo dicevano, non lo credevo. Ma ora debbo dirlo: sono rimasto molto piacevolmente sorpreso.

 

I CERCHI i30

In molti me lo hanno chiesto: ma come vanno questi cerchi da 30? Rispondo molto direttamente: bene, anzi benissimo!

Dicevano che erano "pesanti" e lenti nei rilanci: fregnacce!

Dicevano che facevano rumore e attrito sull'asfalto: ri-fregnacce. Stessi copertoni di sempre ma con più aria dentro, quindi più "protetti" e come diciamo noi in gergo "galleggianti".

Solo vantaggi, senza alcun lato negativo. Pressione non inferiore a 1.2 atmosfere quella che ho usato io, perché a 0,9 in prova ho forato subito. Colpa mia? Forse. Ma con una pressione da 1.2 ho corso bene tutte le tappe, grande grip in trazione e in frenata, grande scorrevolezza, nessun problema.

       

 

LA GUARNITURA QUARQ XX

Saprete già che con i misuratori di potenza noi ci lavoriamo da oltre 10 anni. Ne possediamo una decina, di almeno 5 marche diverse. Ma un Quarq così lungamente non lo avevamo mai provato, e ci mi ha lasciati pienamente soddisfatti.

Preciso, graduale nella cesione dei watt, assolutamente impermeabile (abbiamo attraversato almeno 20 torrenti d'acqua senza la minima sbavatura), utilissimo il servizio di cessione dati percentuali di spinta gamba destra e gamba sinistra.

Rapporto qualità prezzo molto alto, nel mercato forse battuto solo dalla pedivella STAGES POWERMETER, ma dobbiamo riconoscere una voltazione da dieci a questa guarnitura che ci è stata fornita dall'amico Luciano Forlenza del centro bici BIKE&SPORT di Contursi Terme (SA).  

             

 

CONCLUSIONI E RINGRAZIAMENTI

L'esperineza è stata fantastica, da ripetere.

Le notizie della gara, classifiche e tutto il resto le potete trovare su www.andaluciabikerace.com

mentre i dati tecnici sulla ANAKIN FRM FULL li potete trovare sul sito dell'azienda  http://www.frmbike.biz/cms/index.php/en/

Non chiedetemi quanto costa, perché non lo so: io le bici non le vendo, le provo :-)

Chiedetemi solo come va. Ma penso la risposta di avervela già fornita in maniera esauriente.

Infine sento di dovere parecchi ringraziamenti.

Innanzitutto al mio amico Mirko Pirazzoli che mi ha messo in testa l'idea "folle e rivoluzionaria" (almeno per me) di provare una full, la sua full.

Ringraziamento al pazzo che con me ha voluto condividere questa esperienza facendo fatica: Giovanni Chiaiese.

Ringraziamento immenso a FRM SPAIN ossia a don Miquel Torra: un vero "hombre vertical".

La sua assistenza, lo stand costruito per noi ogni giorno grazie alla collaborazione offerta dagli amici del TEAM BERRIA (Sponsorizzato FRM) ci hanno fatti sentire a casa, a nostro agio, dei Pro Rider (almeno per qualche giorno ancora) senza altri pensieri se non pedalare e forte!

Grazie a Luciano Forlenza e alla assistenza tecnica del suo BIKE&SPORTS.

Grazie a Josè e a tutto il suo Team Berria

      

Sicuramente ancora dimentico qualcuno. Ma non preoccupatevi, comunque il prossimo anno torno a ringraziarvi di persona:

Espana Olè!

 

Paolo Alberati

 

 

foto gallery:

 

 
Set.'15 - MIRKO PIRAZZOLI allo Stage A&G per spiegarci INNOVAZIONE e TECNOLOGIA della MTB PDF Stampa E-mail

           

Tutti i segreti dei nuovissimi cerchi da 30millimetri; i vantaggi (presunti o reali ?) delle guarniture ovali Osymmetric; la tecnica di guida e quanto conta nella riuscita di una prestazione perfetta in gara. Tutto questo sarà il tema dell'INCONTRO CON MIRKO PIRAZZOLI proposto da A&G Sporting nel corso dello STAGE ALTURA pre ETNA MX che si tiene anche quest'anno sul Vulcano più alto d'Europa alla vigilia della gran fondo più affascinante.

Mirko Pirazzoli Co-Proprietario dell'Azienda FRM TECNOLOGY, atleta di livello internazionale e grande innovatore in fatto di tecnica legata alle ruote grasse, metterà tutto questo a disposizione di coloro che vorranno partecipare all'iniziatiava. Per conoscere meglio Mirko vedi www.mirkopirazzoli.it 

L'incontro, articolato in una breve pedalata + cena + convegno tecnico si terrà presso la struttura VILLA DORATA DELL'ETNA sede dello stage (qui tutte le info:  http://www.aegsporting.com/index.php?option=com_content&task=view&id=210&Itemid=63 )

 Mirko sarà a disposizione venerdì 23 settembre alle ore 17, prima dunque per una dimostrazione pratica di tecniche di guida e all'ora di cena con un convegno sui temi della tecnologia legata alla MTB.

Ma anche per coloro che desidereranno prendere parte alla giornata tecnica, senza essere già parte dello Stage, sarà possibile farlo al costo di 25euro, comprensivi di partecipazione al seminario tecnico e cena tipica siciliana in un panorama indimenticabile.

Per info e prenotazioni: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo Vi aspettiamo sul VULCANO. 

                                  

 

 

 
Ago.'15 - TUTTI I SEGRETI (o quasi...) DEL CAMPIONATO ITALIANO MARATHON MTB PDF Stampa E-mail

Tornare a pedalare in allenamento sulle strade di una corsa, la GRAN FONDO COLLI ALBANI - LA VIA SACRA, che hai vinto più di dieci anni fa da biker professionista e sapere che lì nel 2015 organizzeranno il Campionato Italiano stimola molto la fantasia e ti consente di rivivere, mentre pedali, flashback importanti che, se li valuti in prospettiva del 30 agosto 2015, data del Campionato Italiano, danno molti spunti e considerazioni tecniche che crediamo utili da condividere.

                    

 La salita della VIA SACRA verso i Campi d'Annibale

 

LA GARA - Basta leggere i dati principali della corsa con 92 KM con 2.720 METRI di DISLIVELLO e si comprende subito che stiamo parlando di una prova "tosta" ma non impossibile. Ed infatti l'impressione che dà il percorso lungo della Gran Fondo Colli Albani è quello di una <GARA DAL PERCORSO FACILE MA BELLISSIMA>.

Quando una gara la si definisce "facile" molto spesso si rischia di sminuirne i contenuti tecnici. Ma in questo caso "facile" è sinonimo di gara aperta a tutti, ove (per fortuna) non ci sono passaggi tecnici impossibili e ogni ciclista, dal principiante al campione la può avvicinare con rispetto ma non eccessivo timore. La conformazione del territorio, vulcanico e riccamente ricoperto di vegetazione, rende il terreno divertentissimo, con sponde e appoggi in discesa mozzafiato, ma mai pietre e radici insidiose si frappongono alla marcia dei bikers, con un tracciato che risulta quindi sicuro ma allo stesso tempo pieno di adrenalina!

   

Nonostante l' "accessibilità" del percorso, vincerà però un vero e degno Campione Italiano perché la distanza monstre, che terrà anche il primo classificato impegnato a manetta sopra le 3h45', decreterà vincitore un vero "maratoneta" dalla resistenza degna della maglia tricolore.

Si tratta di 92 chilometri che vedono solo i primi 3 km in asfalto, quelli del lancio da Nemi sin sul percorso effettivo di gara, primi 3 chilometri necessari per sfoltire la coda dei partecipanti, ma che resteranno gli unici di bitume dall'inizio alla fine. Per il resto si tratta di full-single track e sottobosco che saprà coprire il bikers dal sole e dal caldo asfissiante dell'agosto 2015. Immaginiamo non sia stato facile a due passi dalla Capitale e da un centro di densità abitativa e costruttiva che supera i sei milioni di unità, trovare un tracciato da vera mountainbike, senza asfalto e scorci mozzafiato, ma gli amici organizzatori della della Biciclo Team New Limits capeggiata dalla famiglia Caucci, ci sono riusciti eccome!

Con in più, e non è cosa da poco, la chicca della percorrenza della mitica VIA SACRA, strada romana con basolato conficatto nel terreno da più di duemila anni, che porterà i bikers dapprima a scollinare sui campi di Annibale e poi proseguire sino ai mille metri del Monte Faeto.

TRE SETTORI - La gara vedrà una partenza impegnativa dal punto di vita altrimetrico, comprendente le salite del Monte Cavo e appunto del Monte Faeto: i primi 20km sono conditi da salite ripide ma dal fondo battuto e seguenti discese divertenti e tortuose. A seguire il tratto intermedio "facile" che va dal km 20 al km 70, ove sarà molto importante bere ed alimentarsi. A chiudere la prova il tezo settore, con un finale impegnativo con la salita verso il Monte Artemisio, la velocissima discesa della "direttissima" e infine l'ingresso negli ultimi 3 chilometri nel circuito finale del Campionato Italiano Cross Country del 2014.

Per tutte le info tecniche però potete direttamente consultare il sito www.gfcollialbani.it e troverete molte altre info utili.

      La vista del Lago di Nemi dalla piazzetta del paesino sui Castelli Romani

 

ASCIUTTO O BAGNATO - Partiamo dalla considerazione che il 30 di agosto dovrebbe non piovere. Ossia i bkers dovrebbero trovare le stesse condizioni della prova effettuata il 4 e 5 di agosto. Quindi tutto quello che ora verremo a dire e proporre, riguarda un percorso asciutto, temperatura sui 28-32 gradi, sole e domenica di sport polveroso e divertito. Se dovesse invece piovere... niente paura, il terreno vulcanico non genera fango appiccicoso, ma tutte le proposte tecniche che di seguito vi suggereiremo verrebbero sovvertite di 360 gradi.

 

QUALI GOMME - Scolpitura senza dubbio poco tassellata al centro, ma artigliata ai lati, per via dei tanti cambi di direzione. Sezione sicuramente da 2.25 e pressioni (dipende dal peso del biker) tra le 1,8 e le 1,4 atmosfere.

 

LUBRIFICAZIONE - Basta guadare la foro di seguito: la polvere la farà da padrona. Quindi oltre alla necessità di portare occhiali e pulirli frequentemente, dotatevi di una piccola scorta di olio pronto uso, per lubrificare la catena almeno ogni 25 chilometri.

                    

      Le condizioni della trasmissione dopo appena 90' di pedalata sul percorso

 

BERE E MANGIARE - Portate roba fresca e facilmente masticabile, pezzetti di banana e gelatine di frutta sono il miglior rifornimento almeno sino al chilometro 60. Poi da lì in poi via con gel di maltodestrine e zuccheri semplici. Crediamo che in 90 chilometri farete fuori almeno 9 borracce (quindi 4-5 litri di liquidi). Se non volete perdere tempo e fermarvi alle fontane... montate il doppio porta borraccia!

                                   

 

I RAPPORTI - Il monocorona, lo sappiamo, oggi la fa da padrone. Se lottate per salire su un podio di categoria o, meglio ancora, assoluto, non scendete sotto un 34 o 36 denti anteriore: non troverete mai salite impossibili, ma al contrario affronterete parecchi tratti filanti e stradoni veloci da 40 km orari. Quindi banditi rapportini leggeri da alta montagna. Per tutti gli altri, due denti in più del solito non guasteranno. Mentre invece per chi ... non resta altro che raccomandarsi agli antichi Dei romani che abitano la vetta della Via Sacra ;-)

                     

 

ABBIGLIAMENTO - Guai a voi ad indossare canottiera sotto la maglietta da gara. Anzi, suggeriamo una maglietta con cerniera completamente apribile: cercherete aria da ogni poro e sicuramente aprirete anche tutta la cerniera!

 

GESTIONE DELLA GARA - Ricordate che la corsa dura 92 chilometri... Partire troppo forte non pagherà. Considerate anche che la media finale per tanti partecipanti, almeno per gli agonisti da primi dieci di categoria, sarà superiore ai 20 km/h, quindi si tratta di velocità in cui si starà molto bene anche a ruota: quindi... Ma oltre questo non ci sbilanciamo, sennò di segreti ne sveliamo troppi!

  

 

Una menzione speciale, concedetecela alla fine, agli organizzatori capitanati dalla Famiglia Caucci. Nel 2014 a Nemi, sui Castelli Romani hanno saputo organizzare magistralmmente il Campionato Italiano Cross Country. Nel 2015 sono in piena corsa per allestire una edizione memorabile dei Campionati Italiani Marathon sul percorso della 18ma edizione della GF COLLI ALBANI: una grande tradizione alle spalle!

Lo SPORT è bello, anzi fantastico perché succede anche che, a distanza di oltre dieci anni dalla tua prima vittoria alla GF COLLI ALBANI, mentre ti mangi in relax un gelato finito un lungo allenamento, gli organizzatori Luciano e Claudio Caucci ti riconoscono e salutano con affetto. Tutto questo ti fa sentire parte di una grande famiglia, quella dello sport della Mountainbike ove ognuno di noi ha fatto e continua a fare la sua parte, con rispetto dei ruoli reciproci. E voi organizzatori siete grandi e Campioni Italiani degli organizzatori! Vi stimo e la Mtb italiana vi deve tantissimo! 

                  

 

Paolo Alberati

 

 
25 Ago. '14 - "NON LASCIATEVI RUBARE LA SPERANZA", testamento sportivo di Alfredo Martini PDF Stampa E-mail

  E’ maggio 2013, Alfredo mi telefona, mi chiede di incontrarlo, <perché ti devo parlare: tu sei stato corridore sino a poco tempo fa e sai scrivere bene, voglio trasmettere un  messaggio ai giovani, dobbiamo fare insieme una sorta di testamento sportivo di Alfredo>. Ci ridemmo sopra, Alfredo era solito alla battuta. Ma una settimana dopo veniva ricoverato in ospedale. Lui sapeva già…

            

<Bisogna riconoscere ai giovani, soprattutto oggi il diritto a non vincere>. Alfredo va

subito diritto al cuore della questione,  nel suo studio in penombra, tra i quadri di

Prodi che pedala, il povero Franco Ballerini che lo abbraccia, le agende rosse con le

quali da anni appunta ordini d’arrivo, impressioni, sensazioni su corse, uomini, i

protagonisti dello sport.

<Questa è una società veloce, schiacciasassi, spesso schiaccia-emozioni: se non sei

vincente, se non sei forte, sembra che non conti nulla. Ma io dico invece che si può

vincere anche senza arrivare primi, basta averci messo tutto>.

 

Alfredo ci aveva lanciato la proposta, sussurrata tra i denti ma si vedeva che ci teneva

tanto a tornare sull’argomento, quello dei giovani, quello di dare loro una speranza e

un futuro nel ciclismo, al di là dell’essere campioni o meno, <perché comunque il

ciclismo ti rende uomo, ti fa crescere nella personalità. Il ciclismo è verità: ti fa

scoprire i difetti che hai>.

 

Suona male dire che Alfredo vuol lasciare un testamento, il suo testamento ai giovani

del ciclismo, ma di fatto si è preparato, come al solito, al nostro incontro riflettendo a

fondo sui temi fondamentali della vita, più che ancora solo in quelli del ciclismo

pedalato, Alfredo parla di ciclismo vissuto, lui che a 92 anni di ciclismo ne ha visto e

tanta parte ne ha costruito, plasmato coi suoi pedali prima, col suo carisma poi.

 

     

                                   Alfredo Martini con Gino Bartali e Franco Ballerini

 

Non è vero che si va indietro, si va avanti

<E’ sbagliato essere pessimisti, dire che il ciclismo perde praticanti, giovani sulle

strade. Era il 1938, avevo 17 anni ed ero già un bravo dilettante, anzi ero il campione

toscano dei dilettanti. Correvo con il Gruppo Rionale Fascista Menaboni di Firenze, e ci portarono a correre a Cicogna di Arezzo, giù in Valdarno, dove vinsi la corsa in

volata.

Siccome ero bravino, mi portarono a correre in auto, una di quelle poche che c’erano

e che oggi vengono restaurate e usate nei cortei storici di auto d’epoca. Ma per noi era

tutto ciò che di più si potesse desiderare. Gruppi sportivi ce n’erano pochi, a

differenza di oggi che di società sportive ciclistiche ve ne sono tantissime. Ai tempi

del fascio era così perché il fascismo temeva le società, gli assembramenti di persone

non controllati. Al via eravamo 35-40 ragazzi, non di più: oggi, nonostante il

pessimismo dilagante, ne parte almeno il doppio, spesso quattro volte tanto. Voglio

dire che è giusto fare considerazioni generali sullo stato del ciclismo, che certamente

si potrebbe fare di meglio, ma non è vero che si va indietro, piuttosto il mondo va in

avanti>. 

  

La bici ti dà fatica ma te la toglie anche…

<E’ per questo che dico che al di là di tutto, chi pratica ciclismo, i giovani che

decidono oggi di intraprendere questa strada così in salita, ricca di sacrifici e spesso

avara di soddisfazioni, questi giovani d’oggi hanno una marcia in più rispetto ai

propri coetanei. La bici ti dà fatica, ma se sei ben preparato te la toglie anche. E’ per

questo che a me piacerebbe tanto che i ragazzi in gara si ritirassero il meno possibile:

perché comunque val la pena arrivare sino in fondo, anche stanchi e battuti, anche

delusi dal risultato dell’oggi, ma speranzosi di rifarsi un domani. Questo anche

perché la gente, i tifosi che stanno a bordo strada sono vicini alla fatica dei corridori,

pare che vogliano spartirla con loro stessi. La fatica non è mai sconcia, non va mai

nascosta come una cosa disdicevole. Lì davanti vi è sempre uno solo che vince e che

magari per via dell’adrenalina, della gioia della vittoria pare che non senta e non stia

facendo fatica. Ma per uno che vince, una corsa di bicicletta è fatta di tanti altri che

fanno fatica, raggiungono il traguardo e il loro sacrificio di giungere sino all’arrivo

anche se battuti, è il miglior tributo allo sport, la riconoscenza verso la vittoria del tuo 

avversari.

                       

                         Alfredo Martini al Tour de France

 

 Il pubblico sulle strade si immedesima nella fatica dei corridori

 <E’ per questo che la gente attende ansiosa ancor oggi, oggi più di prima al bordo

della strada, perché vuol battere le mani ai suoi ragazzi che sono d’esempio.

Qualche mese fa ero in auto durante la tappa del Giro d’Italia che partendo da San

Sepolcro ha raggiunto Firenze, con l’arrivo posizionato su Piazzale Michelangelo.

A bordo dell’auto ho percorso più di 170 chilometri, tutti sotto una fitta pioggia e la

gente lì a bordo strada ferma, sotto ombrelli o ripari di fortuna ad attendere i

corridori.

 

Passando per le strade ho fatto tante considerazioni.

Mi facevano compassione quelle famiglie con i bambini zuppi d’acqua, ma non si muovevano da lì

per attendere i corridori e mi son detto più volte <ma come fanno?>.

Ecco, questo è un patrimonio del ciclismo che va rispettato a fondo, questa è la nostra

ricchezza, il motivo per cui dobbiamo andare avanti con coraggio e pulizia. Noi con

questo pubblico dobbiamo scusarci, ogni volta che li tradiamo,

dobbiamo chiedergli scusa. E dobbiamo chiedergli scusa anche quando gli

proponiamo corse spente, senza cuore, senza attacchi coraggiosi.

Ma io ho fiducia in questa nuova generazione di corridori, gli italiani in prima fila.                                    

                  

                          

Alfredo Martini al Giro d’Italia del 2013 con il giovane svedese Thomas Lovkvist

 

Vedi un Nibali che non si risparmia mai, attacca in maglia rosa, per raggiungere le

Tre Cime di Lavaredo in testa alla corsa si sottopone ad uno sforzo sovrumano:

questo è il ciclismo che saprà risorgere (anche qui Alfredo fu preveggente… Ndr).

Vedo questo nelle nuove generazioni: uno spirito aggressivo, meno ragionato, corse più combattute e non solo il Giro d’Italia.

Questo è il ciclismo che saprà continuare a conquistare il cuore dei tifosi.

E poi se il Times di Londra arriva ad interessarsi in prima pagina del ciclismo,

qualcosa vorrà pur dire. Gli inglesi hanno scritto che il ciclismo dà qualcosa di più

all’uomo moderno, salva la salute del pianeta e quella dell’uomo per tornare a

portarlo, in bici, nei centri storici>.

 I giovani, Alfredo ha i giovani a cuore. Giovane è il suo interlocutore, Alfredo mentre

ti parla è attento al tuo grado di attenzione, vuole che nessuna delle sue parole ti

giungano stanche, così si ferma un attimo e va in cucina per preparare un caffè.

Con la moka, come quelli di una volta, un caffè forte e un cucchiaino di zucchero.

Cucchiaino piccolo e d’argento. Ti squadra negli occhi, vuol capire se ami come lui il

ciclismo, ti chiede come stai, cosa fanno i tuoi bimbi a casa. Alfredo ti entra dentro,

non stai interloquendo con una persona di fianco a te, piuttosto stai parlando con una

persona che sa penetrarti.

Questa non è un intervista, Alfredo ti guida nel taccuino, aspetta che tu finisca di scrivere e poi riparte. 

 

               Insegnare a giovani a credere ciò in cui si è impegnati

<Ai giovani oggi bisogna insegnare a credere profondamente in quello che hanno

scelto di fare: è questo il compito principale dei direttori sportivi delle categorie

giovanili di oggi. Bisogna prima di tutto cercare di capire chi hai di fronte: un

ragazzo ti ascolta se chi gli parla si dimostra sapiente, se gli sa prospettare il futuro,

che è parente del passato. A questi ragazzi bisogna sapergli insegnare la speranza, che

è la luce. La speranza è la benzina dei poveri.

E di speranza oggi soprattutto i giovani si debbono nutrire, perché oggigiorno non è

facile fare il ciclista.                                                   

  

                                  Fare il ciclista oggi è più difficile 

Quando io a 17 anni andavo in macchina a Cicogna a correre, i miei fratelli li

lasciavo nel campo a lavorare. Io partivo in auto alle 7 e loro era dalle 4.30 che

stavano con la schiena ricurva a lavorare di zappa. Poi quando io rientravo, loro erano

ancora lì. Non è che sempre si partisse in auto per le corse, magari spesso ci

spostavamo con la bici prima delle corse, ma era pur sempre un privilegio fare il

corridore.

Ti dicevano che per pedalare forte dovevi mangiare il giusto, andare a letto presto e

svegliarti all’alba. Bene: noi in casa non avevamo la corrente elettrica e la sera alle sette e mezza cenavi quel poco che si poteva mettere a tavola, poi tutti a letto. Ovvio che la mattina dopo

alle cinque e mezza eri già sveglio, dopo aver dormito già più di nove ore.

E badate bene che le ore dormite prima della mezzanotte, valgono doppio rispetto a

quelle dormite al mattino seguente. Mi spiego meglio: se dormi otto ore dalle una del

mattino alle nove, non ti sveglierai mai riposato come se andassi a dormire alle nove

e mezza della sera e ti svegliassi al mattino alle cinque e mezza.

 

Chi oggi sceglie di fare ciclismo, ha una marcia in più rispetto ai coetanei

<Oggi al giovane corridore non è facile convincerlo ad andare a dormire presto, tutti

hanno a disposizione le televisioni, il computer, i telefonini e tante altre distrazioni

che li allontanano dallo spirito del corridore.

Un giovane corridore per capire cosa sia giusto fare e cosa no, deve sempre pensare

che alla pratica ciclistica, tutto ciò che non fa bene, fa male.

E’ per questo che dico che i ragazzi che oggi scelgono di fare ciclismo, hanno una

marcia in più rispetto ai propri coetanei.

Capisco anche che con la crisi che oggi attanaglia l’economia e le famiglie, non è

neanche facile per le società sportive riconoscere ai corridori uno stipendio degno di

questo nome.

  

                                                     

                          Alfredo Martini con Fiorenzo Magni

 

Anche in questo noi eravamo un po’ più fortunati, anche se anche negli anni trenta

non vi erano chissà quante risorse economiche da investire nel ciclismo.

Funzionavano a pieno regime le fabbriche d’armi e le aziende farmaceutiche, ma per

il resto dovevi dedicarti al lavoro nei campi. La vita era dura, i contadini lavoravano

dalle 5.30 del mattino alle nove e mezza di sera, gli operai che dal Mugello andavano

a lavorare alle filande di Prato, partivano a piedi o in bicicletta alle 4.30 del mattino

per far ritorno a casa la sera alle nove e mezza. Ma nonostante tutto non ci si arrendeva mai, e anche in corsa

prima di ritirarti, prima di mollare ci pensavi mille volte, perché se ti arrendevi col ciclismo, poi cosa facevi?

 

Io da dilettante per correre guadagnavo 600 lire al mese, Fiorenzo Magni che già

allora era più bravo di me, ne guadagnava mille. I premi alle corse erano 130 lire per

il primo, 90 per il secondo, 75 per il terzo, mentre mio papà che lavorava alla Richard

Ginori, guadagnava 380 lire al mese. Questo vi fa capire che fare il ciclista era una

fortuna e prima di mollare, davamo l’anima.

 

Non fatevi rubare la speranza…

Ecco perché dico che ai giovani d’oggi, in mancanza di immediati stimoli economici,

bisogna insegnare la speranza, bisogna insegnare a credere profondamente in ciò che

fanno e rispettare le regole dello sport. 

Perché se è vero che da juniores o dilettante ancora si guadagna poco, poi se diventi

un corridore professionista vero, allora i guadagni ti sanno ripagare di tutta la fatica

fatta. E se così non fosse, è pur sempre vero che il ciclismo ti avrà fatto crescere

come uomo e appena inserito nel mondo del lavoro, avrai una marcia in più.

E poi avete sentito uno dei primi discorsi del nuovo santo padre, Papa Francesco?

Appena insediato in Vaticano si è subito rivolto ai giovani con parole forti, che io

condivido pienamente: <ragazzi – ha detto -  non fatevi rubare la speranza>! Capite?

Non fatevi rubare la speranza: che parole sagge…

 

A casa di Alfredo per l'intervista... l'ultima.

 

Paolo Alberati

 

 
18 Lug. GINO BARTALI "compie" 100 anni PDF Stampa E-mail

Il 18 luglio 2014 GINO BARTALI "compie" 100 anni dalla nascita. Le righe a seguire sono un articolo, un ricordo del nostro Paolo Alberati, scritto per Sport Plus in edicola a N.Y. (Usa) da martedì 14 luglio

Io e Bartali…

Il 10 maggio 2000, alle 10 del mattino ero tra quelli (eravamo in molti) che attesero Gino Bartali per l'ultimo saluto, assiepati nella chiesa di San Polo in Palco a Firenze. Per affetto, per rispetto, per amore di uno sport, il ciclismo, che finora ha dato un'impronta importante anche alla mia vita e di cui Gino Bartali è stato un interprete memorabile, ai miei occhi direi anche ‘mitico’, quella mattina mi recai al funerale per dare anch'io il mio ultimo tributo ad un uomo ed un atleta indimenticabile.

     

Le pagine di SPORT PLUS settimanale della comunità italiana a New York, in edicola negli Stati Uniti.

 

Io stesso ciclista professionista, in quei giorni impegnato in allenamenti e gare di una stagione agonistica nel pieno dell'attività, mi feci accompagnare in auto da un amico col quale condividevo e condivido tutt'ora la passione per il mondo delle corse ciclistiche, portando con me la bici nel portabagagli, con l'intenzione di fare ritorno a Perugia, dopo il rito delle esequie, proprio in bicicletta, percorrendo circa 150 km, insomma cento miglia.
Era un'‘esigenza’ di lavoro e anche un modo per rendere omaggio a Bartali che pochi mesi prima avevo avuto la fortuna di conoscere di persona e con cui mi ero intrattenuto in lunghe chiacchierate prima del via delle tappe del Giro d’Italia che stavo correndo. C’era poi la curiosità di conoscere le strade che, avevo sentito dire, percorreva in tempo di guerra per fare da ‘portalettere’ un po' speciale per la Curia fiorentina, verso l'Umbria, prima Perugia e poi Assisi.
Avevo sentito dire (all’inizio mi era sembrata più una favola che un fatto realmente possibile) dagli anziani delle mie parti, dai vecchi ‘suiveurs’ di un ciclismo in bianco (di polvere) e nero (come la fame nera), tra questi soprattutto da Ivo Faltoni, meccanico del grande campione fiorentino negli anni cinquanta, che Ginettaccio era stato visto in allenamento durante la guerra dalle parti di Magione, in provincia di Perugia, sostare presso il bar del ‘curvone’ o alla stazione ferroviaria di Terontola, sulla riva aretina del Lago Trasimeno.
Da altre parti, e questi erano i ben informati a raccontarlo, si diceva che Bartali in quel periodo, tra il settembre 1943 ed il giugno 1944, era stato visto partire all'alba da Firenze, in direzione di Assisi appunto, per poi far rientro in serata, a volte anche in nottata, nella sua casa fiorentina in via del Bandino (oggi Piazza Elia dalla Costa), proprio di fronte alla chiesa dove quel mattino si stava celebrando il suo funerale.
Quello che avevo sentito era stato un racconto che mi aveva subito affascinato: come non considerare la notevole distanza coperta in bicicletta in un solo giorno da Bartali (circa 380 chilometri), lo stato delle strade (polverose, impervie e pericolose per via degli eventi bellici) da lui attraversate e l'intento nobile di questa sua missione…


       


La tesi di laurea con cui Paolo Alberati di laurea dottore nella Facoltà di Scienze Politiche di Perugia.

                  <La Guerra di Gino Bartali: ebrei e cattolici i Toscana e Umbria 1943-1944>

 

Ma che genere di “lettere” trasportava in particolare Gino Bartali? Allora, quel mattino del 10 maggio 2000 non lo sapevo. Avevo solamente sentito dire di quei viaggi, ma a me era bastato per pensare di ripercorrere quella strada (nel tragitto di sola andata) facendo un omaggio gradito al ricordo di Bartali, provando ad immaginare i luoghi, le sensazioni, le situazioni incontrate da lui più di cinquant'anni prima.

Tornai nella mia abitazione di Castelvieto di Corciano in provincia di Perugia, in Umbria, stanco ma soddisfatto. In quattro ore e mezza e 150 chilometri pedalati avevo scaricato l'amarezza di un mesto funerale ma, metro dopo metro, non avevo potuto fare a meno di riflettere su cosa mai Gino Bartali potesse trasportare con sé di così riservato.
Così è successo che, ad aprile del 2003, arrivato il momento di redigere la mia tesi di laurea pensai a Bartali e da allora, prima insieme al Professor Dario Biocca (ordinario di Storia Contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche), poi insieme ed in piena sintonia con la famiglia Bartali ho così iniziato il mio avvincente percorso di ricerca che mi ha portato a scoprire e “certificare” con rigore storico fatti prima tenuti nascosti per anni con gelosa riservatezza.
E da lì, passo dopo passo, ho così scoperto non solo il campione Bartali che già conoscevo, ma un Uomo dotato di una prorompente umanità, direi sublime. Come oramai tutti sappiamo Bartali trasportava documenti falsificati per salvare centinaia di Ebrei nascosti nei conventi assisani e fiorentini, a rischio della vita.
Siamo nel settembre 1943, Gino Bartali è il campione che l’Italia osanna, ha già vinto il Giro d’Italia del 1936 e del 1937, ha dominato il Tour de France del 1938, ha già assistito alla nascita della stella di Fausto Coppi che da compagno di squadra e gregario del campione di Ponte a Ema gli soffia sotto gli occhi il Giro d’Italia del 1940. L’ultimo Giro d’Italia corso prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale, o come la chiamate voi americani IIWW. Poi da lì in poi è distruzione e disperazione, anche gli atleti vengono arruolati nell’esercito e mandati al fronte.: Fausto Coppi impegnato con le truppe italiane nella Campagna d’Africa viene fatto prigioniero dagli Inglesi e nel 1943 in Italia non se ne sa nulla di lui, non si sa che fine abbia fatto, mentre invece Gino Bartali viene arruolato nell’Aviazione Civile Italiana presso l’aeroporto militare di Castiglione del Lago con il compito specifico di fare da portalettere in bici.

Bartali è un atleta famoso, ricco, benestante e ben voluto. Ha da poco sposato la moglie Adriana (nel novembre 1940) e da pochi mesi è nato il suo primogenito Andrea. Ma Bartali è anche un uomo di grande fede religiosa, sempre in contatto con la chiesa fiorentina e con il suo reggente, ossia l’Arcivescovo Cardinale Elia Dalla Costa.
Questi è l'eroico’artefice di un piano clandestino che collega Firenze ad Assisi, ove vi è una stamperia clandestina che prepara documenti falsi che servono per ridare un’identità “pulita”, italiana e non ebraica a molti cittadini ebrei rifugiati nei conventi fiorentini e ricercati dalla polizia nazista. L’arcivescovo di Assisi Mons. Placido Nicolini è in accordo con il Cardinale Dalla Costa, è però necessario che qualcuno al di sopra di ogni sospetto possa collegare le due città, trasportando tra Firenze ed Assisi le fotografie di questi ebrei rifugiati a Firenze e riportare da Assisi a Firenze le carte d’identità falisificate, con sopra incollate e timbrate queste foto che il tipografo Luigi Brizi confeziona con amore e riservatezza nella sua bottega.
Gino Bartali si mette in gioco, rischia la vita, la carriera, il benessere, tutto insomma per aiutare chi ha bisogno e comincia a parcorrere in bici la strada tra Firenze ed Assisi, andata e ritorno 380 chilometri, nascondendo dentro il telaio della sua bici questi documenti scottanti.
Tra il settembre del 1943 e il giugno del 1944 nella mia tesi di laurea riesco a documentare circa 40 viaggi che uniscono le due città e rendono la vita salva a circa 800 cittadini ebrei. Azione eroica che vale a Bartali il riconoscimento postumo (nel maggio 2005) della Medaglia d’Oro al Merito Civile del Presidente della Repubblica Italiana e soprattutto il riconoscimento dell’albero nel Giardino dei Giusti presso l’ Yad Vashem di Gerusalemme nel novembre 2013.

  
            

Paolo Alberati nel ruolo di Gino Bartali nel film GINO BARTALI L'INTRAMONTABILE    (Rai Fiction 2006)

Come immaginerete ogni singolo passo della ricerca è stata una scoperta continua ed esaltante, ma non era finito tutto lì, nel giorno della mia laurea…
Pochi giorni dopo infatti mi sento squillare il telefonino: è il regista Alberto Negrin che mi chiede di partecipare come consulente storico al suo film Rai “Gino Bartali, l’intramontabile” per la parte riguardante i viaggi clandestini di Bartali. Mi chiede un incontro a Roma e non appena mi vede, fisico asciutto, da ciclista quale sono, mi scrittura anche come attore-controfigura proprio di Bartali (Pier Francesco Favino l’attore protagonista) nel suo film!
Le riprese del Film avvengono nell’estate del 2005 nella campagna toscana, tra Siena e Montalcino, tra Firenze e Cortona. Adriana, la moglie di Gino Bartali, è tra le spettatrici interessate (ha un ruolo di consulente) delle riprese e quando mi viene chiesto di interpretare la scena della caduta dalla bici di Bartali che si rompe il naso, Adriana che mi vede sanguinante (per via del trucco) e mi sente lamentarmi (per finta) si preoccupa e fa per correre verso di me per ripulirmi il volto dal sangue.

Poi succede che la Giunti Edizioni, nella persona del suo Direttore Editoriale Bruno Mari, a seguito del film viene, a sapere della mia storia tramite i giornali fiorentini e mi chiamano anche loro, mi chiedono di fare un libro non solo su questa storia, ma sul Bartali Uomo: ed ecco che nell0ottorbre del 2006 esce il mio <Gino Bartali mille Diavoli in Corpo> che vende tantissimo e tante sodddisfazioni mi regala.  

                        

Ed ecco che oggi mi ritrovo sempre più spesso a partecipare a conferenze o mi viene chiesto di scrivere di lui, di Gino che a questo punto sento davvero un po’ come un mio angelo custode che dall’alto mi guida prima nelle parole, ma poi anche nelle pedalate dei miei allenamenti. Sarà infatti un caso, ma da quando “lavoro” per lui anche in bici vado davvero più forte!
E ogni volta che parlo in pubblico di lui mi emoziono, sento di parlare di una persona amica, che è importante non dire «bischerate». Del resto ogni giorno di più mi rendo conto che nel cuore di tanti vecchi suiveurs del ciclismo, ma anche dei più giovani, Bartali è un Uomo vivo e così ho sempre un timore, più che reverenziale, umano direi e mi chiedo: chissà se da lassù lui è contento o si arrabbia e magari comincia a brontolare ancora una volta che «l’è tutto sbagliato, tutto da rifare...!» .

Paolo Alberati

 
Giu' 14- STRAVA App: la SFIDA invisibile (ma terribilmente reale!) PDF Stampa E-mail
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Mag'14 - Il RAPPORTO POTENZA/PESO. Sabato 31 briefing tecnico alla vigilia della GF GIRO DELL'ETNA PDF Stampa E-mail

   

 

Domenica 1 giugno sarà il gran giorno della Granfondo Giro dell’Etna, organizzata dai nostri amici del Gs. Fuorisella Belpasso. Alla vigilia della gara, sabato 31 maggio alle ore 18 presso la Sala Consiliare del comune di Belpasso (accanto la cosegna numeri e pacchi gara) daremo il nostro contributo alla manifestazione con un briefing tecnico sull’incremento del rapporto peso-potenza: come ottimizzare il peso e cosa significa e come incrementare la potenza di pedalata. Come si utilizza al meglio un misuratore di potenza. Qui un link per approfondire sull'argomento peso/potenza: http://www.aegsporting.com/index.php?option=com_content&task=view&id=113&Itemid=67

Qui tutte le info sulla manifestazione: http://www.asdfuorisellabelpasso.it/

          

 

 
Mag'14 - "Allenarsi di per sé fa male". HRV-POWER una soluzione PDF Stampa E-mail

 

<L'allenamento di per se’ fa male, non fa bene…>

Con questa affermazione si è alzato il sipario sull’interessantissima e partecipata conferenza di fine maggio tenuta a Milano dal dottor Fabrizio Duranti sul nuovo metodo di allenamento HRV-POWER. Noi che, molto interessanti, eravamo tra i presenti abbiamo così deciso di approfondire e condividere con voi i temi trattati che per la novità di approccio alla disciplina sportiva, ci sono sembrati una vera anteprima nel panorama mondiale. La linea guida è quella di protocollare i carichi di allenamento non più solo in base all’obiettivo da raggiungere, ma soprattutto in base a quanto si è già recuperato. Un po’ come dire mettersi al riparo da possibili errori di allenamento, sapendo dare un colpo all’acceleratore (il carico di allenamento) solo quando si è sicuri che il freno funzioni bene (il recupero). 

                  

Pensateci un po’ su: se oggi noi decidessimo che nei prossimi tre giorni ci impegneremo a percorrere duecento chilometri al primo giorno, a correre una maratona al secondo giorno e pedalare ancora duecento chilometri al terzo giorno, tra quattro giorni il nostro stato di forma e salute sarà sicuramente peggiore (e di molto) rispetto allo stato di benessere e wellness di cui godiamo oggi.
L'unico modo per far fruttare questo nostro “pazzo” allenamento sarà semmai quello di diluire tale sequenza di carico magari in nove giorni totali, intervallando ogni allenamento lungo con due giorni di recupero, così da RECUPERARE BENE e ottimizzare il triplo sforzo.

L’allenamento quindi di per sé fa male, ed è quindi solo il concetto di SUPERCOMPENSAZIONE che saprà dare risalto e "salute" all'allenamento, e non già il solo carico di lavoro sostenuto.

Allora se questo assunto è vero (ed è assolutamente vero), il dr. Duranti con il suo HRV-POWER ha deciso di ribaltare il punto di partenza del concetto allenamento, non partendo più quindi dall'importanza e dalla portata del carico di lavoro mirato al raggiungimento di un obiettivo, ma piuttosto dal valore in termini di salute insieme a quello di prestazione (che sono assolutamente legati) del recupero, così da raggiungere sì il massimo della prestazione, ma assolutamente con maggior velocità e soprattutto salute.

E' da qui che nasce l'idea del dottor Duranti di mettere insieme la tecnolgia moderna legata a devices di ultima generazione (come i moderni Edge e Fenix Garmin) e applicazioni (vedi www.myithlete.com ) dedicate allo sport, con la sua profonda conoscenza medica e scientifica, insieme alla pratica continua e corretta della disciplina sportiva da parte del dottore stesso. Se infatti è da tutti riconosciuto a livello internazionale il suo ruolo di grande studioso sui temi della salute legati alla giusta integrazione, attività sportiva e medicina anti-age, Fabrizio Duranti è anche uno sportivo praticante di ottimo livello, impegnato in molte discipline. E’ finisher di storiche maratone a piedi, come la maratona di New York, la maratona di Roma Giubileo Duemila, la maratona di Cortina (che è stata una delle maratone con il maggior dislivello altimetrico in Italia), ciclista conquistatore al primo tentativo del percorso della Maratona dles Dolomites, oltre che oggi triatleta, con all’attivo il Triatlon di Bardolino e quello di Grado.

 

HRV cosa significa?

Innanzitutto la Hearth Rate Variability è il cardine su cui si fonda il nuovo metodo. Misurare la frequenza cardiaca durante l’impegno non basta: altrettanto importante è monitorare il tempo in millisecondi che intercorre tra un battito cardiaco e l’altro. E’ questa infatti la “spia” che indica il reale stato di salute (recupero) dell’atleta.

             

Basti dire che la HRV di un bambino in salute è altissima (cresce in serenità, lontano da stress, dorme profondamente, ha ormoni della crescita ad altissimi livelli), mentre invece quella di una persona anziana malata è molto bassa.

Oggi esiste la possibilità di misurare la nostra HRV in 55 secondi, monitorandola comodamente sul nostro smartphone con l’applicazione Ithlete.

Oggi è dunque alla portata di tutti misurare la propria HRV prima dell’allenamento, al mattino e questo ci consente (tramite tre intuitivi semafori: VERDE se si è “freschi” e pronti per allenarsi, ARANCIO se il recupero non è completo, ROSSO quando si è stanchi e NON ci si deve allenare) di procedere con l’allenamento solo quando si è veramente in grado di eseguirlo.

                       

I vantaggi? Si riduce di molto il margine di errore ma soprattutto il rischio di overtraining. Ma la sorpresa più vera è che così facendo probabilmente ci si dovrà allenare anche quando, erroneamente, si credeva di dover riposare: insomma col verde si parte, anche se soggettivamente ci si sente stanchi, salvo poi accorgersi strada facendo di stare veramente bene!

 

   

        Monitorare dunque l’andamento del recupero (nella immagine sopra a dx è rappresentato dalla tendenza della linea blu) ci aiuta a capire l’evoluzione reale della nostra condizione di forma, prevenendo eventuali situazioni di overtraining. Ithlete infatti è in grado di parametrare insieme al semplice HRV anche gli stati di stress, la qualità della dieta, l’intensità del dolore  muscolare, “il morale” dell’atleta, il carico di lavoro: tutti questi parametri, calcolati giorno per giorno, determinano la blu della nostra salute.

  

Come misurare il giusto carico di allenamento: il TE Training Effect

Fino a qualche anno fa per preparare una competizione si cercava di eseguire carichi di lavoro sulla stessa distanza chilometrica della gara o nella stessa durata in ore e minuti: si andava insomma a spanne.

Oggi tramite i MISURATORI di POTENZA (Powermeter) nel ciclismo e la misurazione del TE (Training Effect) adattabile anche a tutte le altre discipline tramite una sovrapposizione tra calcolo dell’Eccesso di Consumo di Ossigeno Post Esercizio (EPOC) e frequenze cardiache sotto sforzo, possiamo cominciare ad allenarci anche su intensità di impegno confrontabili a quelle della gara. Come fare?

Semplicemente utilizzando cardiofrequenzimetri di ultima generazione che ci consentono oggi di misurare millimetricamente e minuto dopo minuto dell’allenamento qual è il "carico di lavoro" (TRAINING LOAD) a cui ci stiamo sottoponendo e, in percentuale, quanto ci manca per arrivare al 100% del totale di allenamento previsto per la giornata, ottenendo così il giusto TE Training Effect, o per chi ha il misuratore di potenza l'IF cioè l'Intensity Factor.

Una misurazione anche questa, come quella della HRV, che con “pignoleria” ci protegge da possibili errori di sovraccarico di lavoro.

Sì, parliamo di “protezione” dal troppo e troppo spesso inutile allenamento, che invece di rendere l’atleta più sano, molto spesso lo rende nervoso, stressato, insoddisfatto: quindi non prestativo.

      

 

Ma HRV-POWER è anche ALIMENTAZIONE a VARIABILE INDICE GLICEMICO e INTEGRAZIONE adeguate.

La pasta fa ingrassare? Dipende.

Ecco, HRV-POWER è un metodo che va proprio ad indagare su quali sono i fattori da i quali dipende il potere nutriente o al contrario solamente ingrassante dei carboidrati o comunque di tutti gli alimenti che ingerendoli sono in grado di innalzare la nostra glicemia ematica. Micronutrienti specifici, alimentazione su misura in base al grado di impegno a cui siamo sottoposti: HRV-POWER vi sorprenderà per l’accuratezza e la calibrazione degli alimenti e dei micronutrienti che giova integrare in base alla vostra HRV determinata dai semafori (ricordate? verde, arancio e giallo…) e al TE Training Effect

 

     

 

I convegni HRV POWER

Sarebbe troppo bello essere stati capaci di spiegarvi tutto in due righe con chiarezza assoluta e essere stati capaci soprattutto di esaudire ogni vostra curiosità: ma rendere “digeribile” (e quindi comprendere) il metodo HRV-POWER purtroppo non è così semplice in due brevi battute.

E’ per questo che il dottor Duranti sta percorrendo l’Italia proprio in queste settimane per spiegare direttamente, in seminari ristretti, il suo nuovo metodo a tutti coloro che sono interessati ad applicarlo. Medici, preparatori atletici, atleti di primo piano mescolati in sala insieme a semplici appassionati dei temi di salute hanno già partecipato al convegno di Milano tenutosi a fine maggio e presto il dottor Duranti sarà anche nel Sud Italia e a Roma.

Tutti coloro che sono interessati a partecipare possono direttamente contattare il dottore sulla mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo .

Sul sito del dottore www.studio-duranti.it potete trovare anche altre info sulle date dei convegni.

Le parole chiave del metodo HRV-POWER sono interpretazione (dei segnali del nostro corpo) e conoscenza (dei metodi che servono a donargli salute). La nostra biologia diventa la nostra biografia e conoscere in anticipo quali carichi di fatica è in grado di gestire il nostro corpo è molto importante per evitare di ritrovarci poi stanchi e sfiniti al momento della gara e con le ghiandole surrenali spremute come un limone.

Il concetto di HRV infatti, nato per monitorare le prestazioni degli atleti, oggi sempre più ha cominciato ad interessare anche manager e imprenditori, insomma tutti coloro che spingono al massimo le loro prestazioni.

 

Come avrete capito nessuna delle mosse intuite dal dr. Duranti rappresenta una novità assoluta: già da tempo si conoscono concetti di Massimo Consumo di Ossigeno (VO2Max), Frequenza Cardiaca, Powermeter della pedalata del ciclista, HRV… Ma bensì la vera novità sta nella giusta collocazione di questi strumenti nella nostra giornata lavorativa e sportiva: partire dal recupero e non dal carico di lavoro sarà, ne siamo sicuri, la nuova frontiera dell’allenamento, della prestazione e della salute degli atleti dei prossimi anni.

 

Paolo Alberati

 

 

 

 

 

 

 

 
A&G SPORTING OFICINA diventa GARMIN POINT OFFICIAL PDF Stampa E-mail

                                  

La tecnologia legata all'allenamento diventa sempre di più sofisticata, studiata, ricercata: insomma un must del moderno training. E in fatto di tecnologia l'azienda GARMIN oramai sono anni che è in vantaggio sui competitor, dapprima nel settore dei rilevatori satellitari, poi con quelli del battito cardiaco e dei più completi parametri vitali, ora con il sistema di rilevamento della potenza della pedalata VECTOR, l'ultimo nato della famiglia Garmin, la gamma si è completata.

 Qui il VIDEO di presentazione

A&G SPORTING non si è lasciata scappare l'opportunità di diventare partner nel know-how delle tecnologie insieme a GARMIN e dal 1 aprile siamo diventati GARMIN POINT UFFICIALE. Siamo dotati infatti, tra le altre strumentazioni, anche dei pedali Vector e di tutti i modelli EDGE per l'analisi degli allenamenti e delle prestazioni degli atleti moderni. 

      

 

 Per info sulle tecnologie GARMIN, suggerimenti di utilizzo e di acquisto prodotti in base alle vostre specifiche esigenze potete contattarci sulla mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

 

 

 

 
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