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Sport & Scienza
Cos'è il METODO di allenamento BIIO? PDF Stampa E-mail

Quando nel marzo 2001 uscì il libero "La scienza del natural Bodybuilding - metodo BIIO" scritto da Claudio Tozzi, grande fu l'entusiasmo di molti di atleti che compresero i dettami del nuovo modo di allenarsi, basato sul rispetto delle risposte ormonali all'allenamento, ma l'uscita fu accompagnata anche da un certo, giustificato, scetticismo da molti tradizionalisti dell"allenamento Old Style: massacrante, prolungato, sino ad esaurimento. 

                                                         

Claudio Tozzi è un Maestro di Physical Fitness e Body Building presso il CONI Libertas, diplomato alla Scuola dello Sport di Roma, è considerato uno dei maggiori esperti dell'allenamento in palestra, della preparazione atletica (allena anche cicilsti, maratoneti e sportivi di ogni disciplina) e del lifestyle/antiaging.

 In particolare in questi giorni ove il caso Alex Swarzer al di là delle implicazioni doping ci ha messo in evidenza gli stress sportivi ed esistenziali di un atleta che è entrato nel circolo vizioso del DOVERE allenarsi, ecco che parlare di una metodologia di allenamento che rispetta la fisiologia dell'atleta esaltando le prestazioni grazie al completo recupero e al gusto di allenarsi può essere particolarmente interessante.

 

Cosa significa dunque BIIO: Breve , Intenso, Infrequente, Organizzato

 Per gettare le basi atte a costruire un training organizzato, si deve per forza studiare uno dei processi piu importanti dell'organismo: la SUPERCOMPENSAZIONE. Si tratta del meccanismo fisiologico per cui il nostro corpo si adatta alla sollecitazioni esterne. Se per esempio, prima di una seduta di allenamento di forza, abbiamo un certa quantità di energia di base, con l'esercizio perdiamo momentaneamente le nostre capacità neuro-muscolari. Nei giorni successivi i processi di rigenerazione restaurano tali capacità con un livello, però, leggermente superiore al precedente.

 

supercompensazione

 

Questo perché il nostro organismo vuole premunirsi contro altri, eventuali, attacchi.
Può succedere, però, che un atleta si rialleni prima dell'avvenuta supercompensazione. In questo caso non c'è miglioramento della prestazione o della massa muscolare, anzi può avvenire addirittura un peggioramento. È quello che succede quando non si lascia passare il giusto tempo di recupero tra una seduta e l'altra. Infatti, pur essendo una cosa molto soggettiva, il tempo minimo che deve passar tra un allenamento e l'altro per uno stesso muscolo è mediamente di 48 ore.
Quindi  le sedute di allenamento devono essere molto più rare delle solite 6-7 che propongono in quasi ogni programma di allenamento settimanale; in altre parole i vostri allenamenti devono essere  assolutamente INFREQUENTI. La durata ideale di una singola sessione deve essere compresa tra i 40-45 e i 90-120 minuti se l'allenamento è in palestra con i pesi. Durata "misurata" in base alle risposte ormonali invece negli sport di resistenza.

Per calcolare la durata è bene studiare accuratamente i flussi ormonali che avvengono durante l'attività fisica. Gli ormoni da controllare sono: TESTOSTERONE e CORTISOLO.

Il Testosterone è fondamentale nella crescita muscolare, è responsabile  della giusta aggressività nell'allenamento e viene prodotto dai testicolii nell'uomo e in piccole quantità dalle ghiandole surrenali e nelle ovaie delle donne.
Il Cortisolo, invece, viene prodotto  per entrambi dalla corteccia surrenale e, se in eccesso, tende a catabolizzare la struttura muscolare. Esso, purtroppo, tende a innalzarsi durante l'allenamento per arrivare a picchi  notevoli dopo circa 80-90 minuti di training.
Ecco perche l'allenamento di qualità deve essere sempre BREVE, soprattutto se non si è professionisti che hanno a disposizione ore di riposo per recuperare dopo lo sforzo.

Ed ecco perché nel ciclismo, in particolare quello professionistico, ove per esigenze "di lavoro" spesso si debbono coprire distanze superiori ai 200 chilometri (e quindi anche 6 ore di bici) sempre più spesso in allenamento si tende a scegliere la "doppia seduta" (2 ore al mattino + 2-3 ore al pomeriggio) per coprire comunque la distanza prevista e negli ultimi anni si è drasticamente ridotta la consuetudine ad allenamenti lunghissimi in giorni consecutivi.

Ecco così che l'INTENSITA' deve essere sfruttata ai massimi livelli a scapito di un maggior volume, frazionato nel tempo. Il muscolo cresce  solo quando lo si mette in crisi, usando sempre più peso o intensità possibile.

Infine un allenamento per essere fruttuoso deve seguire una logica, ossia dev'essere ORGANIZZATO su basi possibilmente scientifiche: ecco che quindi un TEST d'ingresso (nel ciclismo il TEST DI SOGLIA CON SRM) è fondamentale per effettuare un programma fruttuoso, personalizzato, efficace, che consenta insomma di migliorare senza perdere tempo in lunghi, generici e spesso inutili (o dannosi) allenamenti.

 Nel video che segue Claudio Tozzi spiega direttamente cosa sia il Metodo BIIO

                  Claudio Tozzi

 

Si può applicare al ciclismo il metodo BIIO?

Certamente sì. Avrete già letto, nei passi appena analizzati, che il metodo è assolutamente applicabile ad una disciplina di endurance come il ciclismo di lunga durata, ovviamente perfetto per le prove brevissime su Pista, Bmx, Cronometro.

Per chi segue da anni i nostri metodi di allenamento ed in particolare il metodo Forza & Ossigeno by Camorani non è nuova la tecnica di allenamento ove si tende a privilegiare la qualità, scientificamente organizzata, dell'allenamento alla quantità. In parcolare parliamo di cinque giorni di allenamento alla settimana, con due giorni di riposo assoluto: Dunque due giorni di allenamento ad alta intensità ma breve durata (meno di due ore), un giorno di fondo lungo ma a bassa intensità (però non più di 3-4 ore!) e due giorni di allenamento blando a recupero (due ore).

In particolare nel metodo Forza & Ossigeno, che come abbiamo visto non è affatto in contrasto con il metodo BIIO, ma anzi si può dire che ne esplica, negli sport di resistenza, l'applicazione pedalata, la massima condizione atletica si cerca di costruirla in 7 settimane, di cui le prime tre sono a carico crescente, con intensità non oltre la Soglia Anaerobica. Vi è poi una quarta settimana ove ci si dedica al resupero psicofisico, con pedalate blande. La quinta e sesta settimana invece sono dedicate alla altissima intensità e nella settima settimana ci si dedica di nuovo al recupero e quindi alla supercompensazione.

Allenandoci così forse dovremo attendere almeno 7 settimane di allenamento per ottenere il top della condizione, ma poi questa sarà sicuramente efficace, duratura ma soprattutto fisiologica e soddisfacente.

 
Cos'è la MELATONINA? Ce lo spiega il dr. Fabrizio Duranti PDF Stampa E-mail


La melatonina è un ormone naturalmente prodotto nell’uomo
dall’epifisi o ghiandola pineale, una piccola struttura endocrina a
forma di pigna (da cui il nome), posta al centro del cervello, fra i
due emisferi. Sin dai tempi di Aristotele questo misterioso organo
ha attratto medici e filosofi, che gli hanno attribuito le più
svariate funzioni, fino a identificarlo con il «terzo occhio
» e a ritenerlo
la sede dell’anima (Cartesio).
 
    
 
In realtà la pineale rappresenta una sorta di «orologio biologico
» deputato, nei mammiferi, alla regolazione dei ritmi circadiani
attraverso la sintesi della melatonina. La scoperta di questo
meccanismo si deve principalmente alle ricerche del professor
Julius Axelrod, Premio Nobel per la Medicina nel 1970, con
cui ho avuto l’onore di collaborare durante il mio periodo di insegnamento
alla Rockefeller University. I livelli della produzione
di melatonina sono strettamente collegati all’alternarsi del
giorno e della notte e controllano i ritmi sonno-veglia: poco dopo
la comparsa dell’oscurità i suoi livelli nel sangue aumentano
rapidamente, raggiungendo la massima concentrazione tra le 2 e
le 4 di notte, per poi ridursi gradualmente con l’approssimarsi
del mattino.
Questo ormone viene quindi somministrato come rimedio per
ripristinare l’equilibrio dell’orologio biologico interno in caso di
variazioni determinate da repentini cambi di fuso orario (jet-lag).
Un recente studio realizzato dal MIT (Massachusetts Institute
of Technology) di Boston ha preso in considerazione diciassette studi clinici
sulla melatonina, dimostrando definitivamente
la sua utilità nella cura dell’insonnia. Questa ricerca ha inoltre
evidenziato che i dosaggi necessari per indurre il sonno sono incredibilmente
bassi, circa 10 volte meno di quanto normalmente
proposto nelle preparazioni disponibili sul mercato. Quest’attività
soporifera della melatonina si deve soprattutto alla sua capacità
di attivare in alcune aree del cervello specifici recettori chiamati
MT1 e MT2. Alla fine del 2006 è stato immesso sul mercato
americano un primo farmaco di sintesi, il ramelteon, che,
agendo sugli stessi recettori della melatonina, sta ottenendo un
grande successo nella terapia dell’insonnia.
 
 
 
Ma questo piccolo ormone non si limita solo a regolare il nostro
sonno. Uno dei ricercatori più impegnati nello studio della
melatonina è il marchigiano professor Walter Pierpaoli, che attualmente
dirige l’Istituto per la Ricerca Biomedica Jean Choay
di Riva San Vitale, in Svizzera. Gli studi da lui condotti agli inizi
degli anni Novanta hanno promosso l’uso della melatonina
anche come rimedio antietà. Egli ha infatti dimostrato che l’innesto
di ghiandole pineali giovani in ratti anziani era in grado di
aumentare notevolmente l’età media di sopravvivenza degli animali
e soprattutto di ridurre i segni dell’invecchiamento. Basandosi
su questa e altre evidenze scientifiche Pierpaoli ha pubblicato
negli Stati Uniti un best-seller sulla melatonina
dall’emblematico titolo The Melatonin Miracle, edito in Italia
come La fonte della giovinezza. Al di là del «miracolismo», è
comunque un fatto ben noto che la produzione di melatonina
nei mammiferi sia inversamente proporzionale all’età: è massima
nell’infanzia, ha una flessione nell’adolescenza e decresce
sensibilmente con la vecchiaia. Per esempio, nell’uomo intorno
ai 45 anni si è già ridotta della metà. Questa graduale riduzione,
oltre a spiegare il fatto che le persone anziane spesso presentano
disturbi del sonno, potrebbe rappresentare una delle cause dell’invecchiamento
biologico del nostro organismo, almeno secondo
Pierpaoli. Sulla base di questa ipotesi la melatonina è stata
venduta in tutto il mondo come uno straordinario rimedio per
mantenersi giovani.
       
In effetti non vi è alcuna ragione per credere che i dati ottenuti
sugli animali siano prospettabili anche per l’uomo, ma
certamente la melatonina rappresenta un rimedio dalle molteplici
funzioni, e potrebbe essere particolarmente utile per prevenire
l’invecchiamento cerebrale. Innanzitutto è uno straordinario
antiossidante che, attraversando agevolmente la barriera
ematoencefalica, è in grado di proteggere i neuroni (le cellule
del cervello), dallo stress ossidativo e dal danno da radicali liberi.
La melatonina potrebbe inoltre contribuire alla prevenzione
di alcune malattie neurodegenerative, e la sua riduzione potrebbe
rappresentare un fattore di rischio. Si è visto, infatti, che
i pazienti affetti da demenza di Alzheimer presentano livelli
ematici di melatonina ridotti, pari alla metà dei livelli medi dei
loro coetanei sani. Inoltre la melatonina è in grado di ridurre la
tossicità della beta-amiloide (la sostanza peptidica collegata alla
genesi dell’Alzheimer) e allo stesso tempo di migliorare le
funzioni cognitive e i meccanismi della memoria. Infine, oltre
ad agire come antiossidante puro, essa è in grado di attivare
svariati meccanismi genetici responsabili di un miglioramento
globale delle difese cellulari, e questo spiega la sua attività antitumorale.
Nel 2005 ho collaborato alla realizzazione di uno studio che
dimostra come la melatonina sia in grado di inibire la proliferazione
cellulare in una linea di cellule di crcinoma mammario,
modulando l’attività di geni coinvolti nella regolazione del ciclo
cellulare.
Ormai anche in Italia, dopo un’iniziale travagliata commercializzazione
frenata dagli impedimenti ministeriali, la melatonina
è facilmente reperibile in farmacia, come integratore alimentare.
Per l’insonnia la dose consigliata è da 1 a 5 mg, a
seconda dei casi (ma sembrerebbe efficace anche a 0,3 mg); per
il jet-lag da 1 a 3 mg; per la terapia antinvecchiamento da 0,5 a
1 mg, da assumere in ogni caso prima di andare a dormire, per
due-tre mesi.

Da "Le 100 regole del benessere" ed. Sperling e Kupfer
 
Per maggiori info sui lavori scientifici del dr. fabrizio Duranti vai su www.studio-duranti.it
 
 

 
Lug. '12 - Paolo Alberati su NSB TV: come INTEGRARSI in bici PDF Stampa E-mail

Inizia con il video COME MANGIARE E COME INTEGRARSI IN BICI la serie di video scientifici del nostro Paolo Alberati che mette la sua 'esperienza professionistica maturata nel campo a dispsizione di tutti coloro che desiderano pedalare con profitto.

NONSOLOBENESSERE.TV ossia NSBTV è la nuova Web Tv a disposizione degli sportivi e delle persone che ricercano benessere, insieme a quelli di Paolo, tanti sono i contributi interessanti che potete trovare nel canale tematico Youtube della NSBTV.

Buona visione

 
La BARBABIETOLA ROSSA ANTIOSSIDANTE usato al TOUR PDF Stampa E-mail

Si sa, gli sportivi cercano sempre il massimo, specialmente nelle più grandi competizioni mondiali e ill Tour de France, in fase di svolgimento in questi giorni, per il ciclismo è sicuramente la competizione di maggior risalto e vi partecipano i migliori atleti ciclisti al mondo.

E in nessun altra competizione sportiva, come succede in una grande corsa a tappe di tre settimane, si producono così tanti radicali liberi nel corpo, così tanti da rischiare di mettere in crisi vera e propria, dopo qualche tappa, gli organi emuntori del nostro fisico.

I nuovi regolamenti redatti dall'Unione Ciclistica Internazionale vietano, oramai da due anni, qualsiasi tipo di infusione endovenosa o intramuscolare durante lo svolgimento di una corsa ciclistica e così è stato draticamente interrotto il ricorso a pratiche mediche atte al recupero post-tappa per via parenterale.

                                              

Per anni il dopo tappa dei grandi Giri (Tour, Giro d'Italia e Vuelta Espana) è stato dedicato al recupero fisico con riposo e reinfusioni endovenose di sali, zuccheri e aminoacidi, spesso accompagnati dall'utilizzo di prodotti disintossicanti.

Ora questa pratica non è più consentita e così gli staff medici delle migliori squadre al mondo si sono messi subito in moto per cercare nella natura un valido sostitutivo alla reinfusione di disintossicanti.

Nessuna meraviglia quindi nello scoprire che alcune squadre Protour prima del via del Giro di Francia di quest'anno hanno pensato bene di fare scorta di... SUCCO DI BARBABIETOLA ROSSA!

Ebbene sì, così come riportava una ricerca dell'autorevole  LONDON SCHOOL OF MEDICINE, è stato dimostrato che bere quotidianamente circa mezzo litro di succo di bietola rossa al giorno diminuisce la pressione alta e l'ipertensione. I risultati sarebbero visibile già dopo pochi giorni  con un evidente calo dell'ipertensione.

Il succo crudo di barbabietola è particolarmente idoneo per tutte le persone che soffrono di anemia, in quanto favorisce la formazione di globuli rossi nel sangue. Non solo, favorisce il drenaggio del sangue, ha proprietà diuretiche e favorisce la digestione

Alcuni anni fa la barbabietola rossa è balzata agli onori della cronaca in quanto alcuni studi condotti in Grecia nel 1983 e pubblicati sul "International Journal of Cancer" descrissero le proprietà e gli effetti benefici che questo ortaggio poteva avere nel contrastare il tumore al colon.

                     

 

 La sua assunzione, grazie all'abbondanza di saponine  e sali minerali è molto indicata per i bambini deboli, i convalescenti e gli anemici. Sempre grazie alla presenza di saponine che facilitano l'eliminazione dei grassi, la barbabietola rossa ha anche proprietà depurative dell'organismo.

La presenza di vitamina C apporta invece benefici al nostro sistema immunitario rafforzandolo e l'acido folico, in unione con la Betaine, rinforza i vasi capillari contribuendo a mantenere in salute il sistema cardiocircolatorio.

Gli antociani, pigmenti idrosolubili presenti in abbondanza nella barbabietola rossa, appartenenti alla famiglia dei flavonoidi, hanno forti proprietà antiossidanti in grado di apportare benefici al microcircolo ed al cuore in particolare.

In ultimo, la barbabietola rossa è in grado di attenuare le infiammazioni che riguardano l'apparato digerente ed è un ottimo aiuto nel contrastare le malattie del fegato.

Uno dei nostri atleti al via del Tour può confermare di aver utilizzato la barbabietola in succo tutti i giorni e, pur affermando che il sapore del succo non è proprio idilliaco, alla terza settimana del Tour ancora deve avvertire quei fastidiosi mal di gambe che in tante altre occasioni lo avevano afflitto dopo alcuni giorni di gara consecutivi nel passato.

 

Paolo Alberati

 

 
La GLUTAMMINA, regina degli AMINOACIDI. Il Dottor Duranti ci spiega le proprietà PDF Stampa E-mail

                     

 

E' ancora la preziosa ed illuminante esperienza del dr. Duranti che ci viene in aiuto per capire i segreti di questo aminoacido che è il più diffuso nel nostro corpo.

E' un potente componente anticatabolico, aiuta il sistema immunitario a rimanere efficiente, aiuta il cervello a rimanere sveglio e molti molti altri i suoi effetti.

Ma, non si pensi che basta assumere GLUTAMMINA per stare bene: il movimento e l'ATTIVITA' SPORTIVA restano sempre la migliore terapia per la nostra salute psicofisica.

Ascoltiamo il Dottor Duranti cliccando il link sottostante:

 
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